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Informativa ai sensi dell?art. 13 del D.Lgs. n. 196 del 30/6/2003
Rifiuti speciali in aumento. Forte percentuale dai veicoli fuori uso
 
"Agire prima che una sostanza, un materiale o un prodotto diventino rifiuto".

Arrivano all'ISPRA - Istituto superiore per la Ricerca e la Protezione ambientale - dati sconfortanti sui rifiuti speciali che risultano quattro volte quelli urbani. 
A ricordarlo, nel presentare i dati del "Rapporto Rifiuti Speciali ISPRA" è stato il Presidente dell'Istituto Superiore, Bernando De Bernardinis, nel corso della Lectio Magistralis tenuta al Master: "Gestione e controllo dell'ambiente: management efficiente delle Risorse" che ha avuto luogo venerdì 13 febbraio presso il Bastione Sangallo, Giardino Scotto (Lungarno Leonardo Fibonacci - Pisa), presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.

Il Rapporto sui rifiuti speciali da cui sono stati tratti i risultati è riferito, ovviamente, agli anni 2011 e 2012. Spicca il dato che vede un aumento dell'8% di rifiuti pericolosi prodotti in Italia e, sebbene da un lato diminuisca leggermente la quantità di rifiuti speciali definiti "non pericolosi", dall'altro si assiste ad un notevole incremento della quota dei "pericolosi", una tipologia che ha talvolta provenienza da attività economiche "non individuate" o "non censite" nei parametri ISTAT.

E' ormai noto, come dimostrano gli ultimi censimenti annuali sui rifiuti, che l'Italia possieda e continui a mantenere dei valori, da quanto emerge dalle rilevazioni, piuttosto disomogenei per distribuzione territoriale. Infatti riguardo alle modalità di raccolta, trattamento e smaltimento, la comparazione del dato a livello locale evidenzia che non tutte le regioni presentano le stesse caratteristiche di gestione.

La produzione nazionale dei rifiuti speciali si è attestata, rispettivamente, a 137,2 milioni di tonnellate e a circa 134,4 milioni di tonnellate. Il quantitativo di rifiuti speciali pericolosi nel 2012 ha raggiunto quasi 9,4 milioni di tonnellate e di queste quasi 12 mila tonnellate arrivano da attività non determinata secondo i parametri ISTAT; circa 1,2 milioni di tonnellate sono invece relative ai veicoli fuori uso. Relativamente a quest'ultima classe di rifiuti (codice CER 160104) il valore produzione comprende sia i veicoli rientranti nel campo di applicazione della direttiva 2000/53/CE sia quelli esclusi da tale legislazione (art. 231 del d.lgs. 152/2006).

Nel 2013 un decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha adottato il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti, un provvedimento dovuto nel rispetto della scadenza comunitaria prevista dalla Direttiva quadro europea sui rifiuti (2008/98/CE), recepita dall'Italia nel dicembre 2010, che introduce l'obbligo, per gli Stati Membri, di elaborare programmi di prevenzione dei rifiuti incentrati sui principali impatti ambientali e basati sulla considerazione dell'intero ciclo di vita dei prodotti e dei materiali. 

Lo scopo di tali obiettivi e misure di prevenzione, la cui scadenza è fissata per il 2020, è quello di dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti. La percentuale di riduzione di cui tener conto è del 10% per quanto riguarda la produzione di rifiuti speciali pericolosi per unità di Pil e del 5% per quanto riguarda quelli non pericolosi.

La ricetta per invertire il trend della crescita dei rifiuti, indicata dal programma, passa per una serie di cambiamenti e modifiche per quanto riguarda sia le materie prime impiegate che gli accorgimenti che riguardano la riduzione e l'eliminazione del processo produttivo di materie prime nocive per uomo e ambiente, così da rendere nulla alla fonte la generazione di rifiuti pericolosi. Determinante è il cambiamento tecnologico e la modifica degli impianti, tale da ridurre rifiuti ed emissioni in via preliminare. In definitiva
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PFU - IL SISTEMA HA FATTO CENTRO
 
Articolo di FABIO MONICI.

Quasi 20 mila tonnellate di pfu recuperate e avviate a riciclo. Sono i numeri presentati martedì 17 a Roma con il primo report sulle attività del Comitato di Gestione degli Pneumatici Fuori Uso (pfu). La presentazione del report ha visto la presenza del ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, a del presidente dell'ACI-Automobile Club Italia, Angelo Sticchi Damiani. Il documento contiene i traguardi raggiunti nei due anni di attività del sistema.

Il Comitato di Gestione pfu, costituito presso l'ACI dal Minstero dell'Ambiente nel 2011, ha evidenziato nel suo primo report tutti i dati. "Dall'analisi di questi - comunica l'ACI - emerge che l'Italia rappresenta a livello europeo un vero e proprio caso d'eccellenza".

Secondo i dati, nel nostro Paese sono state raccolte 19.453 tonnellate di pfu nel 2014 ( 15,9% rispetto all'anno precedente). Questo numero costituirebbe il 100% degli pneumatici che, dopo la demolizione, sono stati destinati al riciclo. Ci sono volute 3.231 operazioni di ritiro dei pfu nei 1.365 autodemolitori. Analizzando i dati attentamente si nota che i livelli più elevati di raccolta sono raggiunti nelle regioni più popolose e in quelle dove la presenza dei demolitori è più capillare: Lombardia (2575 ton con un incremento del 15,4%), Camapania (8,7% in più rispetto al 2013) e Lazio (56,5% di aumento, la variazione più alta in Italia).

Il Ministro dell'Ambiente si è complimentato con il Comitato di Gestione: "il bilancio di questi due anni di attività rappresenta una scommessa vinta dall'ambiente e dai cittadini italiani. Il corretto recupero riduce di fatto a zero la possibilità di smaltimenti illegali, che negli anni passati hanno disseminato il nostro Paese di discariche abusive di pneumatici. Con il riciclo si aprono nuove possibilità e nuovi mercati per le materie prime seconde".

Come funziona il sistema di gestione
Il sistema coordinato dal Comitato pfu copre l'intero ciclo di vita delle gomme. Quando il consumatore acquista un veicolo nuovo paga anche il contributo ambientale, una voce aggiuntiva indicata in fattura e soggetta a IVA. Il contributo è determinato ogni anno dal Comitato per coprire i costi di ritiro, trattamento e avvio a corretto recupero degli pneumatici fuori uso per il 92%. l'8% restante del contributo a soddisfare costi di gestione del sistema informatico e dell'amministrazione del fondo per la gestione dei pfu. 

I rivenditori, dopo la vendita comunicano per via telematica al Comitato l'avvenuta riscossione del contributo. I demolitori accreditati ACI stoccano i pfu e, quando ne hanno accumulati per almeno 1,5 tonnellate, fanno richiesta di ritiro gratuito agli operatori abilitati, presenti sul portale del Comitato. Questi prelevano gli pneumatici e si occupano delle operazioni di deposito, separazione e stoccaggio temporaneo oltre che del trasporto degli pneumatici alle aziende di trattamento. Qui il 100% è avviato a recupero di materia.

Benefici ambientali
Il recupero di materia è meno inquinante dell'utilizzo come combustibile per cementifici o la termovalorizzazione. Nel 2014 l'avvio a riciclo dei pfu ha consentito, secondo il Comitato, di evitare l'emissione di quasi 39000 tonnellate di anidride carbonica. Numerosi i possibili riutilizzi del polverino: sottofondo stradali, pavimentazioni sportive, pannelli fonoassorbenti, arredo urbano e decine di altri usi. Infine, il granulato (con diametro molto piccolo) può essere mescolato ad asfalti e cementi migliorandone le proprietà meccaniche.
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